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E510600A.  Casa Guidi Windows.

Rivista Britannica, June 1851, pp. 283–285.

As reprinted in The Brownings’ Correspondence, 17, 305.

le finestre di casa guidi

Annunziamo colle parole del Globe ai nostri lettori una importantissima pubblicazione della quale non mancheremo di dare uno adequato ragguaglio appena per noi si potrà.

«I documenti della diplomazia, le arringhe dell’uomo di stato e le cicalate del chiacchierone di piazza sono argomento appropriato ognuno per se ai commenti del giornalista. Nè il poema politico, ognora quando leva il suo volo fino alla più alta sommità degli argomenti contemporanei passar deve senza la debita notizia e censura. Le vicende d’Italia celebrate da una gentile abitatrice di Firenze, da una donna inglese di alto ingegno e di affetto potente che fu tranquilla spettatrice degli avvenimenti di questi ultimi tre anni richieggono una attenzione piena di riverenza, tanto più che la gentile poetessa la quale si fa interprete dei sentimenti italiani è fra le poetiche figlie di Albione la prediletta ad Apollo, e la lira che ella tocca a difesa di quello splendido e sventurato paese prende l’intonazione sua dalle più soavi armonie sociali, e da tutto quello che più profondamente commuove le umane simpatie: quindi ella ha diritto pure e pieno diritto di essere ascoltata dai proprii compatriotti.

Il poema recentemente pubblicato da Elisabetta Barrett Browning non porta per titolo L’ Italia, che sarebbe stato un plagio ad un ottuagenario vivente. Non fa così larga promessa; nondimeno egli è un poema epico come potrebbe essere ispirato dalla perdita del Paradiso, dalla liberazione di Gerusalemme, o dalla scoperta del Capo di buona Speranza. Sotto il modesto titolo: Le finestre di casa Guidi [p. 284→] noi troviamo molta sapienza, molta ispirazione, un profondo sentimento ed una brillante fantasia; doti che raramente rinvengonsi riunite in un così piccolo e così modesto volume.

Se mentre la leggiadra peregrinante queste cose scriveva volasse col pensiero al paese natìo, dove sotto il palazzo di cristallo facevano splendida mostra di se le maraviglie dell’industria umana, e ne facesse spettacolo di contrasto con quello che tristamente presenta la povera Italia, noi lo ignoriamo. Il balcone in quel suolo aprico è stato fin ora associato ad idee ben diverse da quella della sublime e austera filosofia che qui s’incontra, e non fu mai tempo che le finestre italiane servissero di mezzo a corrispondenza di sentimenti siffatti: dai giorni di Orazio nei quali esse miravano gli assalti scherzevoli della spensierata petulanza:

 

Quatiunt fenestras

Ictibus crebris iuvenes protervi,

venendo giù giù fino a quelli di Giulietta, nei quali un corteggiamento più rispettoso formava il carattere delle serenate. Che il palazzo di cristallo avesse parte nei pensieri della poetessa si scorge da quest’apostrofe di colore dantesco.

«O nazioni pietose: attendete a me: voi tutte andate lietamente alla Fiera, ed io sola seggo lungo le vie dell’umanità, e vi chiedo un’elemosina! Così vadano prosperando le imprese vostre, rendete giustizia alla povera Italia!» E la voce che implora in tal modo non è pianto di disperato sgomento, è reclamo di fede saldissima nell’irrefrenabile progresso del genere umano, nella inestinguibile vitalità del sentimento nazionale. Questo sentimento domina il libro fin dalla prima pagina, ond’ella accorda la sua lira con queste parole:

«Iersera io udii un bambino che passando sotto le finestre di casa Guidi presso la Chiesa cantava: «Oh! bella libertà, oh! bella!» e saluta il tuono esultante della ballata infantile come preludio di una musica differente dal lamento di Filicaia e dei suoi seguaci sulla Niobe delle nazioni, quando la chiamavano madre senza figli, vedova d’imperi, e si rattenevano appena dal maledire la bellezza del suo volto, come i fratelli maledirebbero ad una sorella disonorata: che se fosse stata men bella ella sarebbe meno infelice.

Ella riprova energicamente l’abito di cercare nel glorioso passato un conforto alla debolezza presente. «O morti, voi non vi at- [p. 285→] taccherete più a noi colle vostre mani intirizzite, co’ vanti vostri che inaridiscono in noi l’eccitamento alle grandi imprese, e non ci vorrete più tirare per le vesti indietro» e con molta eloquenza Ella va eccitando la nuova generazione ad innestare fresche vermene nel vecchio ceppo della gloria italiana. «Dunque», esclama ella, «perchè il vecchio Iubal inventò gli stromenti da fiato non dovevano questi venir migliorati? e non doveva David toccare l’arpa, nè Maria battere il timpano per sorprendere il sole agitando le bianche sue braccia ai nuovi suoni lietissimi?»

La sincera inglese poetessa fa di tutto nel suo nobile entusiasmo per ispirare la sua patria adottiva. Ampiamente erudita quanto la nostra Giovanna Grey, intrepida avvocata di patriottismo al pari della nostra Lady Russell, ella afforza le sue fragili forme coll’anima di Giuditta e di Debora, e presentasi a rivendicare dalla vil maldicenza una causa gloriosa, che alcuni vigliacchi egoisti fra noi bestemmiarono; ed ella coll’istinto verace di donna la sa bene apprezzare nella genuina sua dignità. Ella non teme di parlare della moglie di Garibaldi, di «colei che al fianco del suo marito seppe affrontare il fischio delle palle e la romba dei cavalloni, finchè non sentì che il suo non ancor nato figlio ritraevasi dentro di lei dalle violente persecuzioni sanguinose del mondo.»

Sul finire della sua grandiosa epopea, nella quale gli avvenimenti delle ultime lotte italiane si veggono incominciare, progredire, e finalmente cadere in tremendo sfacelo, ella ricorre di nuovo alla santa corda de’ sentimenti materni che la nobile matrona inglese tocca così:

«Sorgi o mio leggiadro pargoletto fiorentino, che non compisci ancora due anni, fa ch’io ti vegga, e fissa ne’ miei occhi i tuoi bravi azzurri occhi inglesi. Sorgi occhi-azzurro profeta mia, tu, a cui il primo raggio di luce pervenne dalle finestre di casa Guidi, sorgi, e sii testimone come dappertutto spuntare e germogliar possono i principii di vita.»

Tali sono i pochi colori che noi decomponiamo a caso dello splendido raggio che viene dalle Finestre di casa Guidi, e per quelle emanazioni di folgore che brillano ne’ versi dell’egregia donna chiediamo fortemente una parte della pubblica attenzione.

[James Montgomery Stuart]

Reviewed:

Casa Guidi Windows (EBB), London: Chapman & Hall, 1851.

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